Paura di allontanarsi da casa

Pietro Spagnulo

La paura di allontanarsi da casa o da altri posti considerati "sicuri" o familiari è spesso uno dei segni dell'Agorafobia, un problema frequentemente (ma non necessariamente) associato al Disturbo di Panico (DP).

Quanti termini! Paura di allontanarsi da casa, Agorafobia, Disturbo di Panico, posti sicuri...

Proviamo a chiarirci un po' le idee.

Agorafobia

Secondo il DSM 5 (cioè la quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, che è il riferimento internazionale per la clinica e la ricerca nel campo dei disturbi e problemi psicologici), per fare diagnosi di Agorafobia devono essere presenti tutte le seguenti condizioni:

  1. Paura
    La paura è una emozione associata a pensieri di allarme o pericolo. In questo caso i pensieri di pericolo hanno a che fare con la lontananza da posti "sicuri" e può esprimersi nella paura di camminare, guidare, prendere mezzi di trasporto pubblico, posti affollati, o aperti. Esempi tipici di paure agorafobiche sono i viaggi in treno, aereo, bus, tram, metropolitana, la guida in tangenziali, autostrade, strade trafficate, gli allontanamenti dalla propria città con qualsiasi mezzo, e in casi estremi persino fare quattro passi a piedi fuori dal portone di casa.
  2. Reazione
    Quando ci si trova effettivamente esposti nelle situazioni descritte, si verifica invariabilmente uno stato di ansia, allarme, tensione, disagio, fino al panico (ATTENZIONE, non necessariamente il panico!).
  3. Evitamento
    Per non vivere la reazione di disagio o allarme, le persone tendono a evitare i posti o le situazioni oggetto della paura.
  4. Riconoscimento della reazione disproporzionata
    Chi soffre di questo disturbo è consapevole che le paure e le reazioni sono esagerate.

Come si vede, non è sufficiente la sola paura per fare diagnosi di Agorafobia. È possibile avere pensieri di pericolo e anche reazioni di ansia, ma perché si instauri il disturbo Agorafobico è necessario che la persona eviti attivamente le situazioni temute. 

E si tratta di un dettaglio non di poco conto! Ma ritorneremo in seguito su questo punto.

Disturbo di Panico

Per il DSM 5, il Disturbo di Panico è una condizione in cui sono presenti Attacchi di Panico imprevedibili, la paura di avere nuovi attacchi e un cambiamento dello stile di vita con evitamenti diffusi che ha lo scopo di ridimensionare il pericolo di avere nuovi episodi di panico (vai a Disturbo di panico per una descrizione più dettagliata).

Come si vede, sebbene siano molto simili, il Disturbo di Panico e l'Agorafobia differiscono in modo fondamentale in relazione al tipo di paura e al tipo di reazione e evitamento. 

Mentre nel Disturbo di Panico la paura è di avere attacchi di panico, nell'Agorafobia la paura è rivolta alla esposizione alle situazioni temute (allontantamento da posti sicuri, spazi aperti, etc.). 

Inoltre, mentre nel Disturbo di Panico gli attacchi sono imprevedibili, nell'Agorafobia non è detto che la reazione consista in attacchi di panico, in quanto è sufficiente che si generi solo ansia, grande tensione o disagio, e, nel caso in cui vi siano attacchi di panico, questi non sono imprevedibili, ma sono immancabilmente collegati alla esposizione alle situazioni temute.

Infine, mentre nel Disturbo di Panico l'evitamento è legato a qualsiasi situazione che generi una qualche forma di allarme (perché qui la paura è di avere attacchi di panico!), nell'Agorafobia l'evitamento è ristretto a quelle situazioni di allontanamento da posti sicuri che abbiamo descritto.

Per complicare ulteriormente la situazione, Disturbo di Panico e Agorafobia sono frequentemente associati!

Per quanto complicate, queste premesse sono indispensabili perché spesso si fa molta confusione tra i termini, con la conseguenza di non comprendere bene neanche quale sia il trattamento migliore per entrambe le condizioni (Disturbo di Panico e Agorafobia).

Trattamento dell'agorafobia

Tutte le linee guida internazionali concordano nel raccomandare la Terapia Cognitivo Comportamentale come presidio di prima scelta e con maggiori chance di successo nel lungo termine per entrambe le condizioni.

Per quanto riguarda i farmaci, le benzodiazepine sono esplicitamente sconsigliate, mentre gli antidepressivi sono considerati utili soprattutto se abbinati alla Terapia Cognitivo Comportamentale.

Ma come agisce la Terapia Cognitivo Comportamentale nell'Agorafobia? E quali sono le differenze con il Disturbo di Panico?

Gli interventi più recenti della Terapia Cognitivo Comportamentale (detti di terza generazione) mirano in generale a sviluppare le seguenti abilità:

1. Ridimensionare il coinvolgimento nella propria immaginazione e promuovere la capacità di essere di più nel presente.

2. Migliorare il rapporto con i propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche, apprendendo a viverle come stati interni e non come una "realtà" intollerabile.

3. Ridurre fino a eliminare la tendenza all'evitamento e incoraggiare azioni che vadano in direzione delle priorità della vita e degli obiettivi personali.

Questi obiettivi terapeutici si articolano in modo un po' diverso a seconda se si sia in presenza di Agorafobia o Disturbo di Panico.

Nel caso dell'Agorafobia, uno degli aspetti sui quali è importante focalizzare l'attenzione è la tendenza a vivere le proprie paure come un difetto o limite personale, insomma una grave ferita della propria autostima. Chi soffre di questo disturbo è frequentemente molto turbato all'idea di avere difficoltà ad affrontare situazioni così banali come allontanarsi di casa, semmai anche dopo aver affrontato senza problemi viaggi di ogni genere. È fondamentale apprendere a vivere le proprie paure come eventi emotivi, non come un difetto personale. Ma è proprio questa ferita alla propria autostima, è proprio l'idea che avere queste paure significhi essere difettosi, a rinfocolare l'idea che lo stato di tensione o disagio nelle situazioni temute sia intollerabile e quindi vada evitato a tutti i costi. 

Un'altra conseguenza è che chi soffre di questo disturbo si convince che la propria guarigione consista nel non avere più paura. E, d'altra parte, sembra trattarsi di un'idea logica e di buon senso: "se il mio problema (il mio difetto) dipende da questa paura, per non avere il problema non devo avere più paura."

Ma le cose non stanno così. La salute non consiste nel non aver paura, ma nel vivere le proprie paure per ciò che sono: pensieri, emozioni e sensazioni che, in se stesse, non sono intollerabili o pericolose, non implicano alcun limite personale, non minano l'autostima, e che possono essere tollerate, conosciute, trasformate.

Sì, perché le paure non si eliminano, ma si trasformano. Le paure possono essere trasformate in eventi discreti, accettabili, di sensibilità personali, se libere da quell'alone di intollerabilità che ne amplifica la percezione e il peso.

Persino le tecniche cognitivo comportamentali per calmarsi, peraltro molto semplici e efficaci, richiedono un contatto con le paure. Non si può calmare una paura con cui non si voglia avere niente a che fare!

Quando sia associato un Disturbo di Panico, è importante apprendere a familiarizzarsi anche con le proprie sensazioni fisiche di allarme in quanto, come abbiamo visto, nel Disturbo di Panico si ha paura della propria reazione.

In questo ultimo caso, la paura di allontanarsi da casa è solo una delle tante possibili manifestazioni della paura di avere un attacco di panico e quindi di avere una reazione incontrollata e pericolosa (cioè un attacco di panico) che è vissuta come catastrofica in quanto collegata all'idea di avere un grave malore, di svenire, di perdere il controllo o di impazzire e, di nuovo, viene percepita come intollerabile.

Il lavoro di apertura, contatto e riequilibrio del rapporto con le proprie paure procede di solito di pari passo con un'inversione della rotta, dalla nefasta tendenza a fuggire dalle paure, a occuparsi invece delle priorità e a perseguire obiettivi personali. 


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